10/01/2019

ABROGAZIONE SISTRI: COSA È CAMBIATO

a cura dell'Avv. Daniele Carissimi



Il 14 dicembre 2018 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il c.d. Decreto Semplificazioni (D.L. n. 135 del 14 dicembre 20181) che tra le altre cose, in materia ambientale, apoditticamente proclama che: dal 1 gennaio 2019 è soppresso il Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti (SISTRI).

Ma questo cosa significa per gli operatori del settore?

Significa innanzi tutto che i soggetti (precedentemente) obbligati SISTRI - ossia i soggetti che producono, trasportano o comunque gestiscono rifiuti pericolosi  - non devono più pagare il contributo SISTRI (e quindi il contributo relativo all’anno 2019 deve ritenersi non dovuto)2.

Tuttavia, la previsione di cui sopra non si estende - ahimè – sino a ricomprendere la possibilità di vedersi (anche) rimborsati i contributi (già) versati per le annualità dal 2010 al 2018, che anzi, se non pagati, potranno essere pretesi per il tramite della  procedura semplificata di recupero disciplinata dall’art. 194-bis  del TUA (non espressamente abrogato e quindi ancora vigente). 

Significa, inoltre, che scompare il sistema del c.d. doppio binario e pertanto  - dal 1 gennaio 2019 -  i produttori, i trasportatori e comunque i gestori di rifiuti pericolosi dovranno preoccuparsi unicamente della compilazione e tenuta: 

  1. del Formulario di Identificazione del Rifiuto (e non anche della Scheda SISTRI Area Movimentazione);
  2. del Registro di Carico e Scarico (e non anche del Registro Cronologico);
  3. e della Comunicazione MUD (e non anche della Dichiarazione SISTRI).

Ma secondo quali regole? E cosa accade per le operazioni già inserite nel SISTRI?

Quanto a quest’ultimo punto, in un comunicato pubblicato nel sito istituzionale del SISTRI - prima delle festività natalizie - si legge: "In base all’articolo 6 del decreto legge 14 dicembre 2018, n. 135, si comunica che a far data dal 1 gennaio 2019, il SISTRI non sarà più operativo e pertanto il sistema non sarà più operativo. Tutti gli utenti iscritti che abbiano esigenza di conservare i dati presenti sulle applicazioni SISTRI potranno disporre degli stessi entro e non oltre il 31 dicembre 2018, a far data dal quale i dati non saranno più accessibili. Eventuali comunicazioni urgenti potranno essere indirizzate agli uffici della competente Direzione del Ministero dell’ambiente".

Con ciò a dire che, laddove entro il 31 dicembre 2018 non si sia provveduto a salvare tutti i dati presenti nel SISTRI – con particolare riguardo a quelli relativi al fascicolo azienda – l’unica strada ad oggi percorribile è quella di richiederli alla Direzione del Ministero dell’ambiente, con sopportazione di tutti i tempi burocratici del caso che si possono immaginare.

Infine, quanto alle regole di tracciabilità e responsabilità da seguire, il Decreto in commento rimanda alle vecchie versioni degli articoli cruciali della gestione dei rifiuti (ossia agli artt. 1883, 1894, 1905 e 1936 del Testo Unico Ambientale, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205), sarà dunque a tali regole che occorrerà rifarsi per evitare di incorrere nelle penetranti sanzioni previste per una gestione dei rifiuti non conforme a legge. Con la precisazione, che le (ulteriori) modifiche non attribuibili né alla vecchia7 né alla nuova versione8 delle sopra citate norme (ad es. artt. 188, comma 1-bis9; art. 190 comma 3-bis10 e art. 193 comma 211 del TUA), devono considerarsi in qualche modo sospese (e quindi inapplicabili) per via di quel curioso fenomeno proprio delle norme ambientali, che (troppo spesso) vengono pensate ma poi rimangono inattuate.

Le sanzioni di cui agli articoli 260-bis e 260-ter del d.lgs. 152 del 2006 (e vale a dire le sanzioni relative al SISTRI) invece non sono più applicabili a partire dal 1° gennaio 2019. Permane tuttavia la responsabilità amministrativa per gli illeciti commessi anteriormente a tale data, vigendo per il sistema delle sanzioni amministrative il principio della tendenziale irretroattività della norma (anche se più favorevole).

In conclusione, bene l’abrogazione del SISTRI, ma rimangono ancora aperte numerose questioni, che si spera troveranno soluzione nell’attesissima legge di conversione (che si rammenta dovrà essere emanata dal Parlamento entro e non oltre il 12 febbraio 2019).

 


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1 Ad oggi ancora non convertito in legge.

2 Cfr. art. 6, comma 1, del DL 135/2018.

3 Art. 188 (oneri dei produttori e dei detentori) D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152.

4 Art. 189 (catasto dei rifiuti) D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152.

5 Art. 190 (registri di carico e scarico) D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152.

6 Art. 193 (trasporto dei rifiuti) D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152.

7 Ante SISTRI.

8 Successiva alla piena operatività del SISTRI.

9 Art. 188, comma 1 – bis “1-bis. Il produttore iniziale o altro detentore dei rifiuti di rame o di metalli ferrosi e non ferrosi che non provvede direttamente al loro trattamento deve consegnarli unicamente ad imprese autorizzate alle attività di trasporto e raccolta di rifiuti o di bonifica dei siti o alle attività di commercio o di intermediazione senza detenzione dei rifiuti, ovvero a un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti o ad un soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformità all’articolo 212, comma 5, ovvero al recupero o smaltimento dei rifiuti, autorizzati ai sensi delle disposizioni della parte quarta del presente decreto. Alla raccolta e al trasporto dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi non si applica la disciplina di cui all’articolo 266, comma 5.”

10 Art. 190, comma 3 – bis “I registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dalle attività di manutenzione delle reti relative al servizio idrico integrato e degli impianti a queste connessi possono essere tenuti presso le sedi di coordinamento organizzativo del gestore, o altro centro equivalente, previa comunicazione all’autorità di controllo e vigilanza”.

11 Art. 193, comma 2 “Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal produttore dei rifiuti e controfirmate dal trasportatore che in tal modo dà atto di aver ricevuto i rifiuti. Gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile possono delegare alla tenuta ed alla compilazione del formulario di identificazione la cooperativa agricola di cui sono soci che abbia messo a loro disposizione un sito per il deposito temporaneo ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera bb); con apposito decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le organizzazioni di categoria più rappresentative, possono essere previste ulteriori modalità semplificate per la tenuta e compilazione del formulario di identificazione, nel caso in cui l’imprenditore agricolo disponga di un deposito temporaneo presso la cooperativa agricola di cui è socio. Una copia del formulario deve rimanere presso il produttore e le altre tre, controfirmate e datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al predetto produttore dei rifiuti. Le copie del formulario devono essere conservate per cinque anni.”

12 Art. 260-bis (sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti) e 260-ter (sanzioni amministrative accessorie) del TUA, rispettivamente relative all’omessa iscrizione ed all’omesso versamento del contributo SISTRI, nonché all’omessa o irregolare tenuta della documentazione inerente la tracciabilità SISTRI. Con le relative pene accessorie del fermo e della confisca del veicolo.

13 Per una analisi critica e di dettaglio dell’intera riforma si rimanda a C.Fiore “Decreto Semplificazioni: via il SISTRI ma i problemi restano”, in Ambiente Legale Digesta n. 15/2018.