15/01/2019

PLASTICHE MONOUSO BIODEGRADABILI: CAMBIA TUTTO?

a cura dell'Avv. Daniele Carissimi



La
 legge 30 dicembre 2018, n. 1451 (c.d. legge di bilancio), ha introdotto nel Testo Unico Ambientale un nuovo articolo - ossia l’art. 226-quater – avente ad oggetto la disciplina delle Plastiche Monouso2. 

In particolare, con tale norma - a decorrere dal 1 gennaio 2019 e sino al 31 dicembre 2023 -  i produttori di oggetti in plastica, su base volontaria e in via sperimentale, possono scegliere di: 

  • adottare modelli di raccolta differenziata e di riciclo di stoviglie in plastica da fonte fossile (la maggior parte della attuale plastica monouso), favorendone la reintroduzione nel ciclo produttivo;  

  • produrre, impiegare ed avviare a compostaggio stoviglie fabbricate con biopolimeri di origine vegetale (c.d. plastica biodegradabile);  

  • utilizzare entro il 31 dicembre 2023 plastica biodegradabile, in alternativa alle plastiche di fonte fossile per la produzione di stoviglie monouso. 

Con ciò a dire che i produttori di oggetti in plastica vengono indirizzati con crescente fermezza a raccogliere in maniera differenziata le plastiche monouso di fonte fossile sino ad oggi prodotte ed a sostituirle con la plastica monouso biodegradabile entro il 2023. 

E per far ciò gli stessi vengono incentivati: 

  • a raccogliere informazioni per la messa a punto di materie prime, processi e prodotti ecocompatibili; 

  • all'elaborazione di standard qualitativi dei prodotti;  

  • allo sviluppo di tecnologie innovative per il riciclo dei prodotti in plastica monouso. 

In tale contesto, anche l'informazione dei consumatori, si presenta di vitale importanza. Fondamentale appare rendere edotti gli utenti finali dei i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili, del significato dei marchi apposti sui prodotti, nonché del loro ruolo nell’attivazione di tale filiera, per il raggiungimento di una economia circolare. 

Tante e lodevoli quindi le novità introdotte, sulle quali ci si consenta però una riflessione. 

Sebbene tale normativa abbia l’indubbio pregio di ricercare soluzioni concrete volte ad arginare il deprecabile fenomeno dell’abbandono nell’ambiente dei rifiuti in plastica non riciclabili - al contempo orientando l’innovazione e gli investimenti verso soluzioni più circolari la stessa deve essere considerata come punto di partenza (e non di arrivo), sul quale costruire successivi e mirati interventi. 

Non vi è chi non veda infatti come, la messa al bando della plastica e/o la spinta verso la riconversione di interi settori produttivi, si presenta particolarmente penalizzante per l’industria Italiana3. In particolare, se tale riconversione è ipotizzabile – seppur con i sacrifici del caso – per le grandi imprese, di più difficile (se non impossibile) realizzazione appare per le piccole e medie imprese, presupponendo l’investimento di ingenti capitali, non riscontrabili in imprese spesso a conduzione familiare o comunque impossibilitate ad accedere al grande credito. 

Una soluzione in tal senso potrebbe esser ravvisata in interventi mirati volti alla concessione di contributi e finanziamenti pubblici alle imprese - ad esempio anche nella forma del credito di imposta, come già previsto per le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili4 - volti ad accompagnarle in tale passaggio. 

Pertanto, si all’innovazione circolare, se supportata da idonei contributi alle imprese. 

Da ultimo, nell’ottica di una economia sempre più circolare, e nel solco degli orientamenti comunitari5, si segnala un altro traguardo raggiunto dall’Italia nell’eliminazione della plastica monouso di origine fossile 

Dal primo gennaio 2019, infatti, entra in vigore il divieto di commercializzare e produrre su tutto il territorio nazionale i cotton fioc con il supporto in plastica o comunque in materiale non biodegradabile e compostabile. Risulta inoltre obbligatorio indicare, sulle confezioni dei medesimi bastoncini, informazioni chiare sul corretto smaltimento dei bastoncini stessi, citando in maniera esplicita il divieto di gettarli nei servizi igienici e negli scarichi6. 

L’Italia anticipa, così, di oltre due anni7, la messa la bando di determinati prodotti in plastica, confermandosi quale protagonista assoluta nel panorama delle politiche ambientali sostenibili. 

Si rafforza, così, sempre di più il principio delmade in green, made in Italy”.




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1
L. 30 dicembre 2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), Pubblicata nella Gazz. Uff. 31 dicembre 2018, n. 302.

2 Cfr. art. 1, comma 802, L. 145/2018.

3 L’industria italiana si presenta nel panorama europeo come una delle maggiori produttrici di plastica monouso (con percentuali di export superiori al 30%).

4 Cfr. art. 1, comma 73, L. 145/2018.

5 Cfr. da ultimo la proposta di Direttiva della Commissione Europea per la “riduzione della plastica monouso”, successivamente approvata dal Parlamento Europeo in data 24 ottobre 2018.

6 Cfr. art. 1, comma 545, L. 27 dicembre 2017, n. 205  (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020).

7 Nella  proposta di direttiva – v. Nota 5 – la Commissione Europea, prevedeva il divieto di commercializzazione di determinati prodotti in plastica al 2021.