05/02/2019

PRODUTTORE GIURIDICO: CAUTELA

a cura dell'Avv. Daniele Carissimi



La Cassazione Penale, con le sentenze n. 35569/2017 e n. 19152/2018, è tornata a pronunciarsi sull’annosa questione relativa alla ripartizione delle c.d. responsabilità ambientali all’interno dei contratti di appalto. In sostanza, su quale soggetto ricadono gli oneri connessi ad una corretta gestione dei rifiuti dell’appalto: sul titolare/legale rappresentante dell’impresa committente ovvero sull’appaltatore?

Ciò che rende le sopra citate sentenze degne di nota, è l’aver in qualche modo contribuito a rovesciare l’impostazione sedimentata a seguito della riforma definitoria (L.125/2015) che – basata su di una interpretazione letterale dell’art. 183, comma 1, lett. f) del TUA ed in ragione del principio di corresponsabilità1 – paventava la compresenza di due forme parallele di responsabilità e segnatamente:

  • quella del produttore materiale (appaltatore), inerente la gestione diretta dei rifiuti - e quindi di tutti quegli adempimenti previsti dal TUA in materia di classificazione, tracciabilità e avvio a smaltimento/recupero del rifiuto - in quanto soggetto nella materiale disponibilità dei rifiuti;
  • e quella del produttore giuridico (committente), cristallizzata nellobbligo di vigilanza circa la corretta gestione operata dal produttore materiale.

In particolare, la novità delle citate pronunce sta nell’aver affermato che l’appaltatore è l’unico soggetto responsabile di una corretta gestione del rifiuto e che un coinvolgimento del committente residuerà (in termini di omessa vigilanza) unicamente nell’ipotesi in cui – per la particolarità dell’obbligazione assunta ovvero per le specifiche modalità di condotta - si sia verificata un’ingerenza diretta sull’attività dell’appaltatore. 

In altre parole, l’obbligo di vigilanza del committente risorgerà solo alla presenza di una penetrante attività di direzione e controllo, volta a privare l’appaltatore della discrezionalità insita nelle sue scelte. 

Ciò tuttavia non deve portare il committente a disinteressarsi totalmente degli obblighi su di lui gravanti. 

Ed invero, non può non evidenziarsi che trattasi di un indirizzo giurisprudenziale recente, di talché l’adesione incondizionata al medesimo potrebbe non rappresentare la scelta più prudente. Inoltre, la sostanziale “posizione di garanzia” del committente – che lo porta ad intervenire in caso di violazione della disciplina in materia di rifiuti da parte degli altri soggetti coinvolti – potrebbe altresì discendere da clausole contrattuali, ovvero dalla sua qualifica di “detentore del rifiuto”.

Tali considerazioni non sono da sottovalutare, in quanto agire sconsideratamente potrebbe portare addirittura all’applicazione di penetranti sanzioni a titolo di corresponsabilità e segnatamente:

  • a responsabilità penali di tipo ambientale, tra le quali si rammentano quelle previste: 
  1. dall’art.256 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata), comma 1, D.Lgs 03 aprile 2006 n. 1522.
  2. dall’art. 452-quaterdecies (ex art. 260 del TUA- attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti) c.p.3. 
  3. e l’art. 483 (Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) c.p..
  • o anche a responsabilità amministrative di tipo ambientale che, per quanto di interesse, si concretizzano principalmente:
  1. nell’art. 258 (violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari) del D.Lgs 03 aprile 2006 n. 152.




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1 Il principio di corresponsabilità prevede che ogni soggetto coinvolto nella filiera del rifiuto risponde, oltre che della propria attività, anche degli eventuali illeciti commessi dai soggetti che precedono o seguono il proprio intervento e che siano riscontrabili usando la diligenza professionale richiesta dall’attività svolta. In particolare, la corresponsabilità sussiste anche a livello di semplice istigazione, determinazione, rafforzamento o facilitazione nella realizzazione degli illeciti altrui e  perdura sino al recepimento della IV copia del FIR controfirmata e datata in arrivo dal destinatario o sino al conferimento del rifiuto al gestore del servizio pubblico se si tratta di rifiuti urbani.

2 L’art. 256 comma 1 del TUA, inoltre, ai sensi dell’art. 25-undecies del D.Lgs 231/2001 si pone quale reato presupposto per l’applicazione delle ulteriori sanzioni connesse alla responsabilità amministrativa delle società.

3 Ugualmente reato presupposto ai sensi dell’art. 25-undecies del D.Lgs 231/2001 per l’applicazione delle sanzioni connesse alla responsabilità amministrativa delle società.